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Buonvicino

Aggiornamento: 3 apr 2021

Situato su di uno sperone roccioso a 400 metri sul livello del mare, Buonvicino deve il suo nome, secondo una tradizione non ben documentata, al baco da seta, Bombix, o forse alla fibra di cotone da cui si ricava la carta bobicina, cosa che sarebbe in qualche maniera confermata dallo stemma del Comune che reca la figura della pianta. Ma, sicuramente più interessante risulta, invece, essere la sua origine, legata al monachesimo orienta- le. Infatti, intorno ai primi decenni dell'anno Mille, visse in questa area, cavallo fra i cenobi rupestri del Monte Mula e la ricca area ascetica del Mercurion, "Nuova Tebaide", come è stata più volte ribattezzata, San Ciriaco Abate. Per secoli, infatti, la storia di questo insediamento si è svolta intorno al monastero di Santa Maria del Padre, posto nelle vicinanze della trasversale di San Sozonte (monastero del Monte Mula nei pressi di San Sosti).

Questo monastero fu conosciuto anche in Oriente ai tempi del padre igumeno Ciriaco, per le sue doti di austerità e rigore spirituale, al quale Ciriaco spingeva la comunità monastica, e per l'impegno culturale che vi si viveva. Il convento conserva tutt’oggi le reliquie di S.Ciriaco insieme a quelle dei Martiri Felice ed Eulalia, quest'ultima cantata in uno stupendo inno ripreso dal Garçia Lorca in una prosa struggente e raffinatissima.

Luogo preziosio della tradizione orientale Buonvicino è anche accesso alla trasversale che porta dalla zona Marina all'interno verso il Mula, altra area di eremi di monaci italo-greci, attraverso il passo du Palummaro, scendendo poi per 'a Fiumarella arrivando così al cuore della spiritualità mariana calabrese, legata al mondo bizantino e a quello ancora più ancestrale del paganesimo, del Santuario della Madonna del Pettoruto.

Questo particolare respiro culturale si anima in un territorio ricco da un punto di vista naturalistico di suggestive vedute e gole, di boschi fitti e rilassanti che permettono al viandante pellegrino e al turista, di vivere un rapporto unico con la natura, permettendo, a distanza di secoli, di riscoprire le emozioni e le sensazioni che i primi monaci dovettero vivere percorrendo questi itinerari ascetici.



Foto

Archivio Comune di Buonvicino




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