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Cetraro

Aggiornamento: 1 apr 2021

In questo lembo di terra bagnato dal Tirreno, posto all'altezza dell'istmo superiore del Bruzio, la mitologia continua a vivere e i suoi personaggi seguitano ad operare. Il moderno Cetraro, uno dei tanti sassi smisurati scagliati contro l'Olimpo dai ribelli Titani, anticamente si chiamava Lampezia, la Splendente, una delle tre Eliadi, ossia una delle tre Ninfe figlie del Sole e di Climene.

L'antica presenza della Ninfa, è testimoniata ancora oggi dal fatto che il Cetraro è considerato, da tutte le popolazioni del basso sud, il luogo da cui traggono origine i fulgenti lampi che annunciano tempeste.

Fetonte, prima che venisse fulminato da Giove, si fermò nella terra della sorella, scendendo, pare, sulle rive tranquille del fiume di Cetraro, il muto biblico Aron. Chi desidera assistere al fenomeno delle metamorfosi deve soggiornare nel Cetraro o Petraro che, secondo una vecchia ipotesi, pare celi il mitico pastore Batto, colui che da Ermete venne trasformato in vivo sasso per aver svelato ad Apollo il furto delle giovenche.

In questa terra, innamoratosi di una vergine, volle morire Polite, un compagno di Ulisse, la cui ombra ancora oggi, appare presso il sacrario a lui dedicato per spaventare le persone rozze di quel sito, posto tra Lampezia e Temesa.

La cittadina è situata in una pittoresca zona della Calabria citeriore tirrenica. Il suo nome deriva probabilmente da "Citra-rion: al di qua del promontorio. Il vecchio Cetraro, formato da un agglomerato di case separate da viuzze, parla di antico e forse antico è, non importa se si chiamava Lampezia, Temesa o Scidro.

Le prime sicure notizie su Cetraro si hanno nella seconda metà del secolo XI quando i Normanni si erano stabiliti da un pezzo in Italia. Fu proprio il più glorioso, il più scaltro fra i Normanni, Roberto d'Altavilla, soprannominato il Guiscardo che fece conoscere il nome di Cetraro, facendo di questa località, in occasione del matrimonio celebrato a Melfi nel 1058, grazioso dono dotale alla seconda moglie Sichelgaita, figlia di Guaimaro V e sorella di Gisulfo II, principe di Salerno.

Sichelgaita, donna di nobile sangue longobardo, un'anima ardente di fede, un anno dopo la morte del marito, nell'anno 1086, sottoscrisse in Salerno un diploma, con cui la località detta "Cetraro con tutto il suo porto e con tutte le sue pertinenze" veniva offerto con il consenso del figlio, il duca Ruggero Borsa, all'Abbazia di S. Benedetto di Montecassino, retta dall'Abate Desiderio, eletto papa il 23 maggio dello stesso anno con il nome di Vittorio III.

Detta donazione nel 1090 fu confermata da parte del Duca Ruggero, figlio di Roberto e di Sichelgaita. Da questo secondo diploma si rileva che verso la fine del secolo XI Cetraro era una località abitata da coloni e munita di un porto, di monasteri e di mulini. Aveva, inoltre, dei confini ben precisi che andavano dal fiume di Santa Maria Lascosa al fiume Acqua Putrida (oggi: Fiume Bagni) e dalle cime dei monti al mare.

Un porto presuppone sempre, a poca distanza, un centro abitato e un’attività marinara e commerciale. Cetraro, nel Medioevo, si presenta come uno dei centri più popolati del giustizierato della Valle del Crati e Terra Giordano. Questo paese, così, divenne un possedimento dell’Abbazia di Montecassino, che fu nel Medioevo una delle più grandi signorie ecclesiastiche[1].

Cetraro fu probabilmente la prima città marittima bruzia. Il centro storico si snoda tra viuzze, archi e suggestivi scorci. L'accesso alla città avviene attraverso tre antiche porte: Porta di Mare, di Basso e di Sopra, testimonianze monumentali del tempo dalle quali si evince che il borgo era fortificato.

La cittadina visse un periodo di grande sviluppo dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie alla presenza della fabbrica tessile Faini, poi decaduta in tempi più recenti. A pochi passi dalla piazza principale, Piazza del Popolo, sorge la Chiesa Madre di San Benedetto Abate. Tra gli altri edifici di culto è da visitare, in una suggestiva escursione, il Santuario della Madonna della Serra. Tra i monumenti più amati dalla popolazione, la centrale Fontana con la Statua dei Sette Mari.

Tra gli eventi più caratteristici, il Torneo dei Rioni, che si svolge ogni 10 e 11 luglio in occasione della festa di San Benedetto, e consiste in una sentita disputa tra i diversi rioni, ciascuno dei quali sfila con i propri colori, costumi e vessilli. Ad affermare la propria vocazione turistica, dal 2009 il porto di Cetraro si è munito di una darsena con i pontili galleggianti muniti di tutti i servizi necessari[2]

[1] Cfr. Iozzi Leonardo, Cetraro - Notizie storiche, 1973. [2] Cetraro, estratto da ViaggiArt.



Foto

Giovanni Carnevale

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